Un gol di piatto e uno di tacco, poi la minaccia di addio. Con la doppietta all’Atalanta (4-3 per l’Inter il risultato finale) Ibrahimovic è capocannoniere della serie A: 25 reti. «Bello, non poteva finire meglio», commenta Zlatan. L’ultimo straniero nerazzurro miglior bomber del campionato era stato Angelillo 50 anni fa, mentre Aldo Serena aveva vinto classifica cannonieri e scudetto nel 1989 con Trapattoni in panchina. Obiettivo dunque raggiunto per lo svedese, che oltre a trascinare la squadra al 17° titolo è riuscito a mettere in bacheca un trofeo personale, una rivalsa verso quelli che «mi hanno criticato quando sono arrivato in Italia e dicevano che ero un giocatore fantastico ma non facevo gol». Sorridente per il titolo, un po’ meno per il futuro. Su cui continua a non dare certezze. E così mentre Mourinho a fine gara dice: «Vogliamo che Ibrahimovic giochi con Milito», lo svedese glissa: «In Italia ho fatto tutto. Se qualcosa deve succedere, deve succedere dopo questa partita (Inter-Atalanta, ndr). Non so ancora niente».
Forse attende una mossa della società? «No. Ho persone che lavorano per me, chiedete a loro». E ancora, sempre più sibillino: «Nessuno mi può convincere. Decido io sul futuro e non ho risposte. In caso di addio darò un dispiacere ai tifosi? Il calcio è questo», replica Ibra facendo spallucce. Mourinho è ottimista: «Mi ha chiesto di poterci raggiungere direttamente a Los Angeles l’11 e non il 10 ad Appiano. Se mi ha fatto questa domanda, credo resti».