Il colpo di teatro non c’è stato. Al termine di Fiorentina-Milan, Carlo Ancelotti e Adriano Galliani si sono appartati, hanno preso in mano il telefono ed hanno chiamato Silvio Berlusconi. È stato soltanto un atto formale, perché il finale di questa storia era già scritto. I giocatori del Milan, quando hanno visto entrare nello spogliatoio Galliani e Ancelotti, hanno capito subito. Non c’era bisogno di grandi discorsi. L’ad rossonero, emozionato ha avuto il compito di chiudere una stagione durata otto anni. «Carlo ci lascia, al suo posto troverete Leonardo». È la giornata degli addii e dei ringraziamenti, ogni parola pesa come un macigno.
Scorrono lacrime nello spogliatoio rossonero. Da Milano, sono arrivati tutti: infortunati e squalificati. Ambrosini ha gli occhi lucidi, i membri dello staff tecnico e sanitario hanno lo sguardo perso nel vuoto. Ancelotti ha ancora addosso l’adrenalina della partita, l’ultimo regalo consegnato al club rossonero. Hanno segnato prima Kakà, poi Pato, due perle che hanno spinto il Milan in Europa senza dover passare dai preliminari. L’annuncio del divorzio, definito «consensuale», viene fatto da Ancelotti ai microfoni di Sky: »Di comune accordo con la società abbiamo deciso di anticipare la scadenza del mio contratto che era nel 2010. Finisce questa bellissima avventura al Milan, finisce con la felicità di aver raggiunto un obiettivo importante per questa società. Il mio ringraziamento va alla società, al presidente Berlusconi, al dottor Galliani, a tutti i giocatori, a tutto lo staff e ai tifosi. I ringraziamenti sono sprecati. Credo che sia la scelta giusta per tutti e due. La strade si separano ma rimane l’affetto e la stima delle persone che hanno partecipato a questa grandissima avventura. Ci lasciamo senza nessun problema, in perfetta sintonia e con un affetto incondizionato».
Galliani ascolta le parole del tecnico in disparte. Non vorrebbe parlare ma alla fine si concede. «Oggi è il giorno delle grandi emozioni - racconta - perché è l’ultima partita sia di Paolo che di Carlo». Su Maldini dice: «È un pezzo di storia, quando Berlusconi ha comprato il Milan lui c’era già». Più difficile spiegare l’addio di Carletto. Per la causa aziendale il dirigente è costretto a raccontare qualche bugia: «Abbiamo anticipato di un anno la nostra separazione. Carlo per me è come un fratello, abbiamo deciso insieme. Ho sentito il presidente Berlusconi, ci ha lasciati liberi di scegliere e così abbiamo imboccato la strada migliore per tutti. Il nuovo allenatore è Leonardo e verrà presentato domani (oggi, ndr) a San Siro». Poi l’inutile augurio: «Spero che un giorno Carletto torni per vincere altre Coppe insieme».
Leonardo era con Galliani nello spogliatoio del Franchi quando è stato dato l’annuncio alla squadra della sua nomina. Molti giocatori gli hanno dato il benvenuto via sms, perché di fronte ad Ancelotti non era il caso di esternare troppa gioia. Lo spogliatoio, infatti, era molto legato a Carletto soprattutto il nucleo italiano. Da oggi, dunque, inizia l’era Leonardo che firmerà un contratto di due anni mentre il suo stipendio si aggirerà sui due milioni annui. Il settore tecnico della Figc gli darà una deroga che gli permetterà di allenare, assieme a lui ci sarà Tassotti e un tattico.